
C'è una piccola coincidenza tra me e lui.
All'inizio di marzo del 1998, sono stato il primo giornalista giapponese di orologi a visitare il laboratorio di A. Lange & Söhne a Glashütte, in Germania. Quel giorno, che segnò l'inizio di molte visite successive a Glashütte, mi è stato mostrato per la prima volta l'atelier dei prototipi, un tesoro di informazioni riservate.
È difficile immaginarlo ora, ma all'epoca quest'atmosfera idilliaca permeava l'atelier. Perché proprio l'atelier dei prototipi? Il motivo era semplice: avevo richiesto una dimostrazione filmata dell'assemblaggio della puleggia a catena utilizzata nel Tourbillon "Pour le Mérite", uno dei primi modelli della nuova Lange. Il responsabile dell'atelier, che assemblava il tourbillon, era Jens Schneider, il soggetto di questo articolo. Incurante dei consigli di chi gli stava intorno che gli dicevano: "È solo una dimostrazione, quindi andateci piano", dimostrò, con sguardo distaccato, il compito di collegare la puleggia conica al ruotino planetario, considerato la parte più difficile dell'assemblaggio di un movimento. Basta guardare le fotografie scattate all'epoca per rendersi conto vividamente della tensione del ruotino planetario, saldamente posizionato a circa 30 mm sotto la corsa, e del suo appoggio sulla puleggia conica. Era un vero maestro d'officina, tanto che il celebre Günter Blümlein affermò: "Nel suo atteggiamento verso l'orologeria percepisco un senso di filosofia".
Tuttavia, nonostante il suo rigore professionale, Schneider non nutriva alcun senso di riservatezza. Nel punto più in vista della sua scrivania, teneva un prototipo di movimento cronografico, completamente nudo. Forse era troppo sicuro che un giovane giornalista giapponese come me non avrebbe mai potuto conoscere la vera natura del movimento, o forse era il suo innato ottimismo a spingerlo a farlo. Tuttavia, grazie a questo, sono riuscito a diventare il primo organo di stampa a scoprire il Datograph, l'apice dei cronografi a carica manuale, lanciato l'anno successivo, nel 1999, un segnatempo degno di segnare la fine del XX secolo. Naturalmente, ho avuto la fortuna di tornare a Glashütte prima della Fiera di Basilea del 1999 ed essere uno dei primi a fotografare il Calibro L951.1 completato. Inutile dire che l'uomo nella foto che tiene il Calibro L951.1 sulla sua montatura non è altri che Jens Schneider in persona.
Ora ha lasciato la sua vecchia azienda e sta sfruttando appieno le sue capacità come capo progettista presso la neonata Moritz Grossmann. Nel frattempo, da quando ha lasciato Lange nel 2009, purtroppo non sono riuscito a cogliere un'altra coincidenza. Mi manca quella personalità, in cui solennità e gentilezza coesistevano. (Naomasa Furukawa, caporedattrice di webChronos)
